Programma Convegno 07.05.2016 Relatori | Comitato organizzativo | foto

 

Convegno

IL SUONO CHE SENTE, IL SENTIRE CHE CURA
Confronti, riflessioni, esperienze nella Musicoterapia

 BROCHURE

 

I fili rossi che collegano il jazz e la musicoterapia sono sostanzialmente due, entrambi significativi: la pratica dell’improvvisazione e il primato del ritmo. 
Non è dunque un caso che, lungo un percorso di collaborazioni ormai decennale, questo appuntamento annuale si tenga a Vicenza, luogo di eccezionale importanza nel panorama del jazz italiano e internazionale, grazie alla presenza del festival “New Conversations Vicenza Jazz”, con un convegno che si focalizza sugli aspetti terapeutici della musica, proprio ai confini dell’improvvisazione: “Il suono che sente, il sentire che cura”. Un legame consolidato e proficuo, quello che a Vicenza si forma nel connubio tra Vicenza Jazz e Centro Studi Musicoterapia Alto Vicentino.

A dieci anni dalla sua fondazione, il Centro Studi Musicoterapia, celebra questa importante ricorrenza con un Convegno dedicato ai temi centrali del complesso rapporto suono-essere umano. Alla ricerca dei significati fondamentali che sottendono la relazione tra fenomeni sonori e funzionamento mentale e che, al contempo, risultano inevitabilmente essere i temi costitutivi di ogni prassi musicoterapica.

Gli interventi della mattina sono orientati alla discussione e approfondimento del concetto di Suono non solo come fenomeno acustico ma come paradigma autonomo nel suo potenziale espressivo e comunicativo. Il senso dell'ascolto profondo dell'altro, i rapporti tra Musica e cervello, tra Musica e Linguaggio costituiranno quindi le tematiche inerenti ad un "Suono che sente.."

La seconda parte della giornata sarà invece dedicata  al "..Sentire che cura" e quindi alla descrizione di esperienze professionali inerenti ambiti diversi ma accomunate dalla difficoltà di un Sentire musicoterapico che, per essere efficace e di sostegno, deve procedere oltre la condizione patologica e prendere in carico la complessità della dimensione esistenziale del paziente.

Un sentire diverso e più ampio che i relatori, professionisti di consolidata esperienza nella Musicoterapia, confronteranno con tematiche articolate e multiformi quali il "Parent Traning", I Disturbi Pervasivi dello Sviluppo, i Disturbi della Coscienza e la centralità del costrutto delle sintonizzazioni.

Il Suono che Sentire e il Sentire che cura possono, a ragione, rappresentare anche un'emblematica sintesi del decennale lavoro del Centro Studi Musicoterapia.

PROGRAMMA

Ore 8.00: Accoglienza e presentazione

Ore 8.45: Saluto delle autorità e presentazione del Convegno

IL SUONO CHE SENTE
Chairman: Gianni Vizzano

Ore 9.15: Marina Alfano

"Purchè non si miri: per un ascolto non narcisistico"

Con il presente intervento si intende inquadrare la tematica della parola-detta-e-udita – con le sue glorie e le sue cadute – sul più ampio sfondo del problema della coevoluzione organismo-ambiente dei ‘sistemi’ viventi interrelati e intermediati da una ‘linea di confine’, ovvero da un filtro variamente attivabile che regola, con la massima flessibilità adattivo/costruttiva e possibilità di apertura/chiusura, il transito input/output delle informazioni tra organismo e ambiente, intendendo quest’ultimo non come inerte ‘scenario fisico’ ma come macro-organismo la cui ragione d’essere si conforma vitalmente all’attività e all’evoluzione dei suoi ‘contenuti’ (con i dovuti riferimenti alle ricerche di Vernadskij e Florenskij sugli ‘involucri’, quali geosfera, idrosfera, atmosfera, biosfera, noosfera, pneumatosfera). Nell’essere umano, in particolare, siffatta ‘regolazione fine’ si fonda sui correlati neurali della coscienza in quanto strutture emergenti da un evento originario e adattate alla ricezione di un cosmo che è esso stesso espressione di antitesi irriducibili a tutti i livelli di realtà, con analoghe caratteristiche di dualità, rottura della simmetria e tendenza a un orientamento funzionale all’evoluzione. Tale sistema – duale, asimmetrico e orientato – si è rivelato alla neurofisiologia come «una delle proprietà più universali e fondamentali del cervello» (fermo restando il fondamentale ruolo mediatore del complesso di formazioni commissurali interemisferiche), così come di altre componenti, quali il sistema audio-fonatorio, la cui asimmetria e lateralizzazione funzionale costituiscono probabilmente il più diretto strumento di regolazione e controllo – di ‘accordatura’ – del filtro regolante i rapporti sia con l’interno sia con l’esterno. Sulla base di una lunga e approfondita ricerca fra mito e scienza, si avanza la tesi che il fattore temporale sia il presupposto fondamentale per poter convertire la dimensione non partecipe in un ascolto attivo che comporti, a livello umano, un investimento ‘sacrificale’ del soggetto operante l’apertura oltre il limite del suo esperito, ovvero di ciò che costituisce il già repertoriato ‘vocabolario d’atti’ (per usare un’espressione dei ricercatori dei ‘neuroni specchio’). Inversamente, nell’ascolto non partecipe, esulando dalle possibilità del riconoscimento di sé nell’altro da sé, l’essenza dell’‘altro’ non sarebbe vissuta come funzionale ai propri meccanismi di rispecchiamento identificativo, quasi che tale soggetto ‘altro’ fosse un materiale ‘bioinerte’, che coincide, di fatto, con i propri ‘materiali di scarto’. La chiave risolutiva di questo blocco relazionale starebbe nel ‘riconoscimento’ che i proprî  elementi identificativi sono in realtà filtri sottrattivi e diffrattivi che, sulla base di riduttive ‘curve di ascolto’, oltre a non contemplare le esistenze degli altri (sia nella totalità sia nella parzialità dei componenti), non concedono nemmeno allo soggetto stesso di compiere il proprio processo evolutivo con la riduzione al minimo possibile del differenziale fra il potenziale udibile e l’effettivamente udito.

La presente tesi, che si avvale del conforto della più avanzata ricerca scientifica teorica e sperimentale, mira anche a contribuire alla ricerca di un radicale mutamento di paradigma nella lettura del mondo, sostenuto da una diversa modulazione dei substrati neuroanatomici della coscienza funzionali all’uscita dall’attuale stallo. Se la rivoluzione scientifica aveva reso misurabile il mondo, traghettandolo – per dirla con le celebri parole di Koyré – «dal mondo del pressappoco all’universo della precisione» con il facile e sempre possibile espediente di diminuire l’intensità della partecipazione all’ambiente a favore di una desensibilizzazione funzionale al dominio della realtà esterna, è ora necessario recuperare la percezione di quelle zone di altissima e indeterminata frequenza in qui avvengono gli scambi fra gli opposti polari al fine di una migliore orchestrazione del nostro potenziale di comprensione del reale.

Ore 9.45: Luca Bertolli

"Musica e Cervello: due voci in un unico spartito" 

La plasticità cerebrale e la capacità del cervello di adattarsi e rimodellarsi alle stimolazioni, rappresentano una delle più grandi opportunità per la crescita e la conoscenza dell’individuo. Fin da piccoli, il nostro cervello è capace di rimodellarsi continuamente a seguito delle esperienze che facciamo. Tra queste esperienze, quelle di natura musicale rivestono grande importanza. Il nostro sistema nervoso centrale è musicale, così come il nostro corpo umano. Diversi sono gli indici di musicalità: dal cervelletto che rappresenta il nostro metronomo interno, fino al ritmo del battito cardiaco, alla coordinazione motoria ed al respiro. Anche il neuroscienziato Robert Zatorre spiega nei suoi lavori come l’ascolto della musica favorisca l’attivazione di alcuni centri del piacere. La musica (intesa come esperienza cognitiva e non solo come atto estetico) ha quindi un suo posto nel cervello e nelle funzioni cognitive. Dall’ascolto di una stimolazione uditiva, fino all’attivazione di un’area cerebrale, si attivano funzioni fisiologiche, psicologiche e percezioni. Ricerche, studi di lesioni e la risonanza magnetica funzionale permettono di registrare l’attività del sistema nervoso centrale, evidenziandone le caratteristiche anatomofunzionali legate ai processi cognitivi. Tono, ritmo, melodia ed armonia distribuite su parti diverse degli emisferi cerebrali, dimostrano una specializzazione delle risposte. L’esecuzione della musica, così come il suo ascolto, sono correlate all’attivazione di funzioni cognitive come la memoria, l’emozione, la consapevolezza, la motivazione. Tutti questi elementi fanno della musica un aspetto fondamentale della conoscenza e, ancor più, dello sviluppo evolutivo del nostro cervello. Durante la relazione verranno inoltre presentati alcuni risultati di ricerche scientifiche in materia: dall’attivazione dei meccanismi di aspettativa e ricompensa anche nell’ascolto di un brano musicale per la prima volta, alla presenza di un equivalente struttura cerebrale implicata nell’ascolto della musica classica al di là delle differenze individuali. Sempre Zatorre è poi arrivato alla conclusione che l’emotività generata dall’ascolto musicale è in grado di rilasciare picchi di dopamina nell’area del corpo striato. Un altro aspetto interessante è la registrazione di una diversa risposta cerebrale durante l’ascolto da parte di musicisti e non musicisti: una mia ricerca condotta sul campo dimostrerà in aggiunta come l’elemento emozionale può giocare un ruolo importante nelle risposte comportamentali e nell’ascolto di professionisti e non. 

 

I risultati di queste ricerche permettono di arrivare a diverse conclusioni, utili sia nella disciplina musicoterapica, sia nella psicologia dello sviluppo e dell’educazione:

 

  1. Psicologia della musica e musicoterapia sono due campi teorici in stretto legame 
  2. Nel profilo professionale del musicoterapeuta è fondamentale la conoscenza della ricerca psicologica musicale e delle connessioni che intercorrono tra il “fare” nel setting e la risposta neurologica
  3. Le risposte del sistema nervoso centrale alle esperienze musicali dimostrano una volta di più il ruolo di responsabilità che riveste l’intervento musicoterapico
  4. Una corretta e costante educazione musicale fin da piccoli concorrono allo sviluppo della plasticità del cervello e delle aree cognitive
  5. Le ricerche fino ad oggi condotte sono riconosciute di attendibilità e serietà metodologica perché basate su ipotesi scientifiche e con un numero adeguato di soggetti sperimentali

 

Ore 10.15: Coffee break ed intermezzo musicale 

Ore 10.45: Egidio Freddi 

"Musica e Linguaggio. Modelli di complessità"

La musica e il linguaggio verbale sono modelli paradigmatici e quindi archetipici della vita dell’uomo, entrambi si confrontano e si incontrano sul terreno della socialità e dell’intersoggettività. Si tratta di due sistemi di ordine diverso che accompagnano sul piano antropologico, culturale e psicologico l’esperienza quotidiana di ognuno di noi. Fortemente complementari, alternano la parola al silenzio e il silenzio al suono, condividono meccanismi e processi della nostra mente e permettono, in ambito terapeutico,  modificazioni e trasformazioni della qualità della vita della persona.

Ore 11.15: Stefano Navone

 "Dieci anni con il Centro Studi: il lavoro con e per la Musicoterapia..ahi la Rumba e chi me mantiene guapo!"

L’autore, in occasione del decennale della fondazione del Centro Studi Musicoterapia, prova a riassumere ed evidenziare i momenti maggiormente significativi di questo progetto culturale e formativo. Nel rielaborare il percorso e lo sviluppo del Centro verranno evidenziati i principali progetti, le collaborazioni, le proposte e i risultati raggiunti all’interno di una visione generale della disciplina che ha garantito al Centro di Thiene, nel corso degli anni, un profilo particolarmente accreditato sia in termini di visibilità a livello nazionale sia in termini qualitativi nell’approccio generale alla professione.
La speciale ricorrenza, oltre a rappresentare un doveroso atto di ringraziamento nei confronti di tutti coloro che hanno collaborato e reso possibile questo progetto, offre al relatore occasione di confronto in merito ad alcuni temi fondamentali la progettazione formativa del settore e le possibili prospettive applicative della nostra disciplina. Il coordinamento di un corso triennale e di tutte le attività correlate prodotte dal Centro Studi risultano essere allora una sorta di osservatorio privilegiato per evidenziare la cronica condizione di Ambivalenza della Musicoterapia a livello legislativo e per promuovere di conseguenza uno stile formativo che possa fornire ai giovani musicoterapisti gli strumenti culturali e tecnici per muoversi all’interno del cosiddetto Paradigma della Complessità, cercando di uscire da una logica troppo spesso recriminativa e conflittuale e valorizzare invece uno stile professionale propositivo, concreto e possibilmente sempre pervaso da divertimento e leggerezza; una sorta di continua danza sulle difficoltà che pervadono oggi tutte le professioni del settore socio-sanitario, una spensierata Rumba… che mantiene sereni e fiduciosi, atto di onestà intellettuale e debito morale nei confronti dei pazienti, coloro che nella patologia soffrono realmente. 

Ore 11.45: Presentazione progetto Musica per la vita

Ore 12.00: Pausa pranzo

 


 

IL SENTIRE CHE CURA
ChairmanRossella Fois

Ore 14.00: Antonella Guzzoni

"La musicalità comunicativa: progettare un modello "parent traning" con il contributo della Musicoterapia"

Nell’ambito specifico dell’ Età Evolutiva, l’intervento musicoterapico coinvolge non solamente il bambino, ma prevede un’attenzione dedicata alla famiglia, attraverso la restituzione  nell’équipe multi-professionale dei cambiamenti in atto.

La finalità principale nel progettare momenti di scambio interattivi, risulta quella di migliorare sia negli operatori che nei genitori la comprensione dei segnali e dei bisogni del  bambino, incrementando il superamento delle criticità, attraverso una maggiore consapevolezza della dimensione intersoggettiva.

La prassi musicoterapica valorizza, per suo statuto intrinseco, il perseguimento di obiettivi legati all’aumento del grado di reciprocità e di condivisione emozionale. La visione di brevi filmati rappresentativi della diade musicoterapista/bambino, guidata dalla supervisione del Neuropsichiatra Infantile (tecnica del video feed-back), consente ai genitori e all’équipe multi-professionale di comprendere il linguaggio specifico del musicale e di come esso si manifesti ai fini terapeutici.

Ore 14.30: Donatella Bellomo

"Aspetti tecnici e assessment musicoterapico all'interno dell'istituzione scolastica: caratteristiche, criticità, risorse"

 

L' intervento prenderà in esame le caratteristiche dell'assessment musicoterapico all'interno dell'Istituzione Scolastica e analizzerà gli aspetti critici generali dell'ambito applicativo, scandagliandone le specifiche possibilità e  risorse.
L'analisi partirà dal rapporto tra musicoterapia e Istituzione scolastica.
Tenendo ben presente che l'attività di musicoterapia proposta a scuola rientra nell'ambito preventivo giacché la terapia non è competenza della sfera educativa, verranno presi in esame gli aspetti inerenti alla presa in carico di un alunno affetto da doppia emiparesi spastico-distonica da sofferenza iposso-ischemica perinatale e ritardo dello sviluppo del linguaggio verbale, per il quale viene richiesto un intervento di Musicoterapia all'interno della Scuola secondaria di Primo Grado, Casavola-d'Assisi di Modugno (Bari), da questi frequentata. 
La lunga collaborazione  con l'Istituto scolastico, da più di  dieci anni promotore di  progetti diversificati di Musicoterapia a seconda del tipo di utenza, nonché di  incontri di in-formazione sulla Musicoterapia rivolti ai docenti; ha reso possibile, nel tempo,   l'individuazione delle varie possibilità di intervento in ambito scolastico, consentendo, di volta in volta, la  discussione dinamica circa la natura delle  caratteristiche del rapporto Scuola /musicoterapia e le  condizioni affinché tale rapporto possa esistere in modo chiaro e definito,  sia dal punto di vista  tecnico che contrattuale.
La musicoterapia è  una  disciplina di supporto che, in quanto tale,  deve essere parte  di un   piano globale di trattamento e deve riferirsi a chiari criteri applicativi e metodologici. Le caratteristiche del rapporto Musicoterapia/Scuola, soddisfano tale definizione? 
Attraverso il caso presentato, verranno presi in esame  i criteri di invio, le caratteristiche  e le funzioni dell'équipe di lavoro esistente all'interno della scuola, le possibilità di inserimento e di riconoscimento in esso della figura del musicoterapista, gli organi preposti a ché tale lavoro sia di integrazione e di supporto ad ogni intervento sugli alunni, fino a giungere  all'assessment  specifico del caso in oggetto e, quindi, alla determinazione dell'indicazione e dell'adeguatezza dell'intervento musicoterapeutico.

Ore 15.00: Intermezzo musicale a cura degli IMTVP diretti da Lorenzo Fattambrini

Ore 15.30: Ferruccio Demaestri

"Musicoterapia e disturbi di personalità dell'adolescenza: alla ricerca di un modello d'intervento"

Il contributo propone una riflessione relativa all’esigenza di trovare linee metodologiche specifiche per l’applicazione delle tecniche musicoterapiche nel trattamento di adolescenti che presentano diagnosi di disturbo di personalità. L’autore esamina differenti modalità d’appropriazione dell’esperienza musicale ed elabora possibili percorsi di contestualizzazione teorico-applicativa in ambito musicoterapico.

Ore 16.00: GRUPPO RICERCA CENTRO STUDI MUSICOTERAPIA

Silvia Balzarin, Francesca Gasparotto, Eva-Maria Giesler, Lucia Lovato, Alessandra Meneghello, Gabriele Ruaro, Tommaso Zanoni

"Insight in vista. L'uso di cinque indicatori per osservare, rilevare, misurare le sintonizzazioni"

Gli autori della presente ricerca si propongono di analizzare il processo di un trattamento individuale di 24 sedute con una paziente di 11 anni con intensi livelli di ansia e paura, affetta da disabilità intellettiva medio-lieve, disturbo del linguaggio, deficit dell'area intersoggettiva.

L'analisi di questo primo ciclo di sedute avviene attraverso  l'osservazione di 5 indicatori che possono potenzialmente rendere manifesti la relazione e i processi di co-regolazione emotiva. Presenza di contatto visivo e sorriso, durata delle produzioni sincroniche, modulazione dell'intensità, variazioni strumentali vengono analizzati in ogni seduta attraverso video in frammenti di 15 secondi da 5 osservatori indipendenti.

L'approccio musicoterapico proposto si basa sulla relazione sonoro-musicale tra paziente e terapista con l'obiettivo di favorire i processi espressivi e aumentare le abilità comunicativo-relazionali. Le teorie psicologiche a cui si fa riferimento sono quelle relative all' intersoggettività e in particolare  alle sintonizzazioni affettive.

Il risultato dello studio suggerisce come i 5 indicatori possano essere utili strumenti per l'osservazione di sintonizzazione e Joint Attention, contribuendo ad oggettivizzare nella pratica clinica alcuni costrutti in relazione al paradigma dell'intersoggettività.

 

Ore 16.30: Saluto finale e conclusione

 

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